Per Reputazione Online si intende l’insieme delle informazioni che un utente può trarre da internet riguardo un Brand, un prodotto o un servizio, quindi ha un importanza enorme per l’azienda stessa …
Inoltre:
Come le imprese dovrebbero costruire la propria identità digitale sul web e sui social?
Come è possibile difendersi da eventuali attacchi a questa reputazione?
Con quali azioni le aziende possono ottenere una buona reputazione online?
Servono delle professionalità dedicate a questo scopo?
Tutto questo ed altro sulla Reputazione Online su:
http://www.reputazioneonline.it/News/rassegna_stampa/2011/11/09/identita-digitale-reputation-manager-andrea-barchiesi-intervista-buongiorno-economia-sky
Analisi delle conversazioni online di Reputation Manager al rientro dalle ferie estive. Emergono vecchie e nuove tendenze on the beach: l’“antropologia culturale” da spiaggia, l’intrattenimento programmato e il “vù pregà”
Reputation Manager: Speciale su ViverSani & Belli - Risponde Andrea Barchiesi -
Quando bisogna iniziare a preoccuparsi della propria identità digitale?
Esistono dei consigli da seguire per cercare di mantenere una buona reputazione online?
I giovani sono nati col web 2.0. Eppure sembrano ignorare gli effetti di un uso sconsiderato della rete. Cosa bisogna fare?
Pulizia dell’immagine e creazione di un’identità.
E’ sempre possibile “ripulire” la propria reputazione?
Come si diventa reputation manager?
Reputation Manager, il 14 Giugno ha ritirato alla presenza di Giorgio Napolitano, il Premio dei Premi nella categoria “Innovatori nel Commercio”
Andrea Barchiesi, Reputation manager. Si occupa di ripulire o creare identità online di una persona, spesso aiutando la rete a dimenticare…
Intervista ad Andrea Barchiesi sulla reputazione online:
Cos’è la reputazione online?
In molti pensano sia un elenco di contenuti presenti su Internet. In realtà tutto deve essere incrociato con la percezione che essi suscitano. La reputazione online è quindi l’insieme dei dati che riguardano una persona e che sono raggiungibili. Vanno pesati soprattutto in funzione della loro visibilità.
E soprattutto non esiste una sola reputazione…
Ce ne sono diverse: una sociale, una professionale, una personale. E quindi ciò che è adatto in un contesto non lo è in un altro. Facciamo un esempio: se io giocassi in una squadra di football americano, magari alcune foto goliardiche potrebbero essere accettabili. La stessa cosa non si potrebbe dire se io facessi il politico o il professore.
E la rete in questo non ci aiuta…
Mentre prima del web i vasi non erano comunicanti, oggi tutto si compenetra e si unisce: a volte può diventare lesivo della reputazione. Fino a quindici anni fa, quello che si faceva in un contesto rimaneva in quel contesto. Oggi tutto si amalgama.
Quando diventa un problema?
I problemi nascono quando i vari pezzi della nostra vita online sono in contrasto. Oppure quando alcuni pezzi vengono isolati e portati fuori dal contesto in cui sono nati. Negli Usa, ad esempio, una ragazza che voleva fare l’insegnante aveva pubblicato alcune foto su internet nelle quali beveva e guidava l’auto. In realtà stava bevendo Coca-Cola, ma le foto decontestualizzate le sono costate il posto di lavoro. Come insegnante, avrebbe dato un cattivo esempio.
Quando nasce la figura del reputation manager?
In Italia nel 2008. Negli Usa molto prima: se ne parla dal 2003. Tuttavia l’identità digitale va oltre la lesività. Oggi non possiamo solo parlare di pulizia dell’immagine, ma di creazione di un’identità. È la cosa più importante. Bisogna riuscire a citare gli elementi positivi, a farli emergere in ogni ricerca.
In che modo agite…
Prima facciamo un’analisi del caso con parametri matematici. L’indagine parte dall’identità digitale: cerchiamo di capire tutto, ogni cosa correlata alla persona. Poi prendiamo in considerazione gli aspetti che non vanno, cerchiamo di capire qual è l’identità digitale veritiera e iniziamo a lavorarci per farla emergere.
Strumenti?
Lavoro sui motori di ricerca, creazione di nuovi contenuti. Abbiamo un approccio molto diverso da quello degli americani che usano programmi automatici e fanno bombing sulla rete (inondano di contenuti, ndr). Noi sulla comunicazione siamo più delicati. E preferiamo dare valore a ogni singola ricerca. L’altra via parallela è la rimozione di quei contenuti che sono falsi o lesivi. Il risultato è la sinergia di queste due azioni.
Chi si rivolge a società come la vostra?
Dai politici ai personaggi dello spettacolo. Dai dirigenti alle aziende. Coloro che hanno un rapporto importante con il mondo esterno.
E accettate chiunque bussi alla vostra porta?
No, abbiamo un codice etico. Quindi tutti i casi ambigui, o quelli nei quali non siamo sicuri che il nostro cliente dica la verità, vengono scartati.
Come si fa diventare un manager della reputazione?
La nostra società è formata per metà da ingegneri. Il 25% sono esperti di comunicazione, il 20% di marketing e il 5% sono avvocati. Gli ingegneri conoscono il funzionamento intimo della rete. Il marketing e la comunicazione, invece, gestiscono l’immagine e la migliorano.
E che ci dice di Facebook?
Dal punto di vista pratico chiunque può copiare le foto che sono state messe su Facebook: il materiale diventa di tutti. E spesso questo canale è usato con molta leggerezza. Tutto è pubblico. Si deve quindi pensare in prospettiva, già da quando si è studenti, a tenere sempre pulita la propria identità digitale, controllando cosa si pubblica e cosa le altre persone pubblicano su di noi.
Sembra una lotta senza fine…
Come dicevamo prima, il web ha cambiato le carte in tavola. È uno strumento formidabile, ma spesso diventa un’arma. Va quindi conosciuto. E prima di pubblicare qualsiasi contenuto bisogna pensare (almeno un istante) a cosa si potrebbe creare con quel post.
La rete riesce a dimenticare?
La rete va aiutata a dimenticare, anche se poi dipende tutto dalla gravità dei fatti.
Tra il 6 e l’8 aprile si è tenuta la seconda edizione del Salone del Risparmio.
Location dell’evento, tra i più attesi e importanti del settore, è stata la nuova sede dell’Università Bocconi in via Roentgen 1 a Milano.
Il Salone del Risparmio è senza dubbio il più importante convegno dedicato alla tematica del risparmio; novità assoluta dell’edizione 2011 è stata la partecipazione di un nutrito gruppo di esperti afferenti alla dimensione del web 2.0.
Reputation Manager ha preso parte al convegno attraverso un workshop a tema dal titolo “Il risparmio gestito nell’era di internet: l’influenza delle opinioni on line, come analizzarle e come intervenire”.
Reputation Manager opera, dal 2004, a supporto di analisi, ricerche e metodologie afferenti alla web reputation e al conversational marketing.
L’importanza assunta dal Salone del Risparmio è strettamente connessa alla nuova tendenza strutturatasi in Italia negli anni ultimi, principalmente a causa della crisi che ha investito il mondo del commercio, delle professioni e della finanza.
Contrariamente ad un’epoca passata contraddistinta da un divario tra risparmio dei privati e deficit dello Stato, la situazione attuale, all’insegna di una drastica riduzione dei fondi di risparmio degli italiani (pari a 20 miliardi di euro negli ultimi venti anni, stando alle stime della Confcommercio) ha condotto ad una sensibilizzazione più profonda verso la tematica del risparmio, concretizzatasi in una serie di azioni e di prese di coscienza.
I poli che devono dunque necessariamente entrare in sinergico contatto sono i risparmiatori da un alto e gli operatori presenti in rete dall’altro; i secondi, in particolare, devono acquisire specifiche competenze al fine di comprendere e soddisfare al meglio le esigenze dei risparmiatori.
A proposito, Andrea Barchiesi, managing director di Reputation Manager, ha detto: «I risparmiatori italiani già parlano sul web delle questioni inerenti al proprio risparmio e delle proprie esperienze con promotori e consulenti finanziari. Esprimono critiche, domande, dubbi e lacune informative: oggi esiste la possibilità di conoscere, anzitutto, e di dialogare direttamente con loro, grazie alle nostre analisi e ai nostri strumenti, che metteremo a disposizione degli operatori finanziari presenti al Salone. Mai prima d’ora le voci che si diffondono online hanno avuto un tale potere sulla reputazione, e il settore finanziario non fa eccezione».
Reputation Manager ha preso parte al Salone del risparmio: http://reputazione.wordpress.com/2011/05/04/reputation-manager-linfluenza-delle-opinioni-on-line/
La finanza fa i conti con la Reputazione digitale (seconda pagina del pdf a destra)
Solida come una roccaforte, frangibile e modellabile come argilla: la reputazione online è l’alter ego della reputazione reale, la quale appartiene ad una persona o ad un’azienda.
Tutelare, consolidare e promuovere una buona reputazione on line è la parola d’ordine in questi ultimi anni: su di esso si muovono i fattori interni al web, come blog, social networks, o, più olisticamente, tutte le piattaforme social dove si crea il confronto e, in alcuni casi, la disputa tra gli utenti: spazi dove essi discutono generando quindi contenuti e dati che possono essere condivisi e che circolano sul web.
Il monitoraggio della propria reputazione on line è ora un vero e proprio oggetto di studio: la sensibilizzazione dell’opinione pubblica a riguardo ha certamente giocato un ruolo fondamentale, scrollando coscienze, e, in alcuni casi, facendo correre ai ripari persino grandi aziende e colossi multinazionali.
Portali utili: Reputation Manager
Blog Utili: Ruputata Iuvant
La reputazione online non è nient’altro che la reputazione virtuale connessa a una persona, a una società, a un brand o a un’azienda.
La reputazione online dipende, proprio come la reputazione reale, da tutto ciò che gravita attorno al soggetto: parole, giudizi, critiche, cattive o entusiastiche recensioni. Tutto questo bagaglio contribuisce a determinare la linea della reputazione virtuale, ad ottimizzarla o persino a demolirla.
Negli ultimi anni la comprensione di una buona reputazione on line è risultata di estrema importanza nel mondo del social markerting; bloggers e opinion leaders hanno contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo alla preminenza proprio di questo argomento.
